Ci sono giri che nascono per provare un percorso nuovo e altri che, quasi senza accorgersene, diventano una sorta di appuntamento fisso dell’anno. Questo è stato uno di quelli: un giro lungo, molto lungo, che alla fine ha portato il contachilometri della mia Stark Varg EX a segnare ben 207 km in una sola giornata.

Il punto più lontano raggiunto questa volta era dalle parti dell’Appennino modenese, in una zona molto vicina al confine con la Toscana. Sapevo già che da quelle parti ero passato in passato e, proprio per questo, quando ho scoperto la possibilità di fermarci a pranzo in un rifugio che si trova praticamente a un chilometro dalla Toscana, ho pensato che fosse l’occasione giusta per provare un nuovo giro davvero impegnativo anche dal punto di vista dell’autonomia.

Partenza con la ricarica già programmata

Come spesso succede per queste uscite, la giornata è iniziata presto. Io e il mio amico ci siamo ritrovati al solito punto di partenza, dove ho approfittato della sosta per fare colazione e, contemporaneamente, ricaricare la Varg. L’obiettivo era semplice: partire con la batteria al massimo, perché la prima vera ricarica sarebbe arrivata molto più avanti rispetto al solito.

Questa volta, infatti, non avevo previsto una breve sosta dopo poche decine di chilometri. Con il caldo di questo periodo la Varg si avvicina ai 100 km di autonomia, ma quando si affronta un giro quasi completamente fuoristrada è sempre meglio non arrivare mai vicino allo zero. Un errore di navigazione o un tratto più impegnativo del previsto possono cambiare rapidamente i consumi e, soprattutto, ritrovarsi con la moto scarica nel bosco non è esattamente la situazione ideale.

Per questo avevo pianificato in anticipo una prima ricarica nella zona di Frassinoro.

Quasi tutto fuoristrada fino a Frassinoro

Una volta partiti, abbiamo iniziato a seguire il nostro percorso nell’Appennino. Come nelle altre uscite di questo tipo, l’asfalto è rimasto praticamente solo quello indispensabile per collegare alcuni tratti di fuoristrada e aggirare alcuni punti dove non era possibile proseguire direttamente.

Per il resto è stata una lunga sequenza di strade sterrate e percorsi nell’Appennino, con salite, discese e continui cambi di ritmo. Dopo circa due ore di guida siamo arrivati nella zona di Frassinoro, dove era prevista la prima sosta vera della giornata.

Ho collegato la Varg alla ricarica e, mentre la batteria saliva, ci siamo concessi una pausa per bere qualcosa e recuperare un po’ di energie. Era una sosta importante non soltanto per la moto, ma anche per noi: quando si viaggia per ore in fuoristrada, soprattutto con le temperature estive, anche una breve pausa cambia completamente il ritmo della giornata.

La sosta ha comunque confermato che la strategia scelta funzionava. Non avevo bisogno di aspettare una batteria quasi scarica e potevo ripartire con un buon margine per affrontare la seconda parte del viaggio.

Verso il rifugio, sempre più lontani da casa

Da Frassinoro abbiamo ripreso il percorso e per un’altra ora circa siamo rimasti praticamente sempre in fuoristrada. La direzione era quella del punto scelto per il pranzo, un rifugio in quota situato in una posizione particolarmente interessante, praticamente a un chilometro dalla Toscana.

È proprio questo uno degli aspetti che mi piace di questi giri: partire da casa e, senza caricare la moto su un furgone, arrivare pedalando sulle pedane in zone che normalmente sembrerebbero molto più lontane. Alla fine non si tratta soltanto di fare chilometri, ma di riuscire a collegare tra loro territori diversi usando quasi esclusivamente percorsi fuoristrada.

Arrivati al rifugio abbiamo incontrato le nostre mogli e compagne, che avevano raggiunto direttamente il ristorante in auto. Avevamo concordato questo appuntamento già prima della partenza, così da poter organizzare il pranzo senza dover far coincidere necessariamente tutto il viaggio.

La ricarica durante il pranzo

Arrivati al rifugio abbiamo incontrato le nostre mogli e compagne, che avevano raggiunto direttamente il punto del pranzo in auto. Avevamo infatti concordato di trovarci lì verso l’una e mezza, così da poter condividere la pausa dopo la prima parte del lungo giro.

Durante il pranzo ho approfittato della presenza della Kia EV6 per ricaricare la Stark Varg EX direttamente dall’auto, utilizzando la funzione V2L. In questo modo, mentre noi mangiavamo e ci prendevamo una pausa, la moto poteva recuperare energia senza perdere tempo prezioso della giornata.

La ricarica dalla EV6 è ormai una soluzione che utilizzo spesso nei giri più lunghi e in questo caso si è rivelata particolarmente comoda: la macchina era già lì con noi e poteva quindi diventare una vera e propria riserva di energia mobile per la Varg.

Quando abbiamo finito di pranzare la batteria aveva recuperato abbastanza energia per affrontare con tranquillità il viaggio di ritorno.

Il ritorno prende una strada diversa

Dopo pranzo siamo ripartiti con l’idea di seguire più o meno il percorso dell’andata, lasciandoci eventualmente la possibilità di inserire qualche variante una volta rientrati verso casa.

Poco dopo, però, abbiamo sbagliato un bivio. Invece di tornare indietro abbiamo deciso di proseguire, visto che sapevamo comunque di poterci ricollegare più avanti a strade che conoscevamo. La conseguenza è stata che il giro si è allungato ulteriormente.

Non era necessariamente un problema, perché la batteria era stata gestita con attenzione, ma a quel punto i chilometri iniziavano a farsi sentire anche fisicamente. Quando ci siamo avvicinati alla zona di casa, inoltre, era ormai quasi buio e sulla Varg avevo ancora circa il 23% di batteria.

Probabilmente sarei riuscito ad arrivare comunque, ma dopo una giornata così lunga non aveva molto senso rischiare. Ho quindi preferito fermarmi a Baiso, dove conoscevo già una colonnina, e mettere nuovamente la moto in carica.

Mentre la batteria recuperava energia ci siamo fermati anche questa volta in un bar, approfittando della sosta per bere qualcosa e fare una sorta di aperitivo al posto della cena. È stata anche l’occasione per riposarci qualche minuto prima di affrontare l’ultima parte del viaggio, ormai in notturna.

207 km: nuovo record personale

Da Baiso abbiamo poi ripreso la strada verso casa. La parte finale è stata necessariamente più tranquilla, anche perché a quel punto avevamo già alle spalle una giornata intera in sella e il buio rendeva ancora più importante non avere fretta.

Prima di rientrare ho fatto anche una sosta all’autolavaggio per dare una pulita alla Varg, che dopo tutti quei chilometri di fuoristrada ne aveva decisamente bisogno.

Una volta arrivato a casa ho confrontato il contachilometri con quello della partenza. Il risultato è stato quello che non mi aspettavo: 207 km in una sola giornata.

Per me è il record personale di distanza percorsa in fuoristrada con una moto elettrica (ma anche termica). E la cosa curiosa è che una distanza del genere, in una giornata interamente dedicata all’enduro, non è poi così comune nemmeno per chi utilizza una moto termica.

Ancora una volta, quindi, la Varg mi ha dimostrato che con una buona pianificazione energetica il limite non è necessariamente quello che si potrebbe pensare guardando semplicemente l’autonomia della batteria.

Una gomma arrivata alla fine

C’è però un particolare che ha reso il giro un po’ più impegnativo del solito: la gomma che avevo montato era ormai arrivata alla fine della sua vita utile. Avevo già deciso che questo sarebbe stato l’ultimo giro prima di sostituirla e, alla fine, la differenza rispetto alle uscite precedenti si è sentita parecchio.

La moto tendeva a sbandare molto di più e dovevo prestare particolare attenzione soprattutto nelle discese e nei tratti in salita dove era importante avere una buona trazione. Nulla che abbia impedito di completare il giro, ma sicuramente una guida più impegnativa rispetto a quando la gomma è nelle condizioni migliori.

È anche uno dei motivi per cui, nonostante la tentazione di continuare ad allungare il percorso, verso la fine abbiamo preferito non aggiungere altre varianti. Dopo oltre 200 km, una gomma consumata e il buio ormai vicino, era decisamente il momento di rientrare.

Anche il GPS ha avuto qualche momento di difficoltà

Per la navigazione ho utilizzato come sempre il GPS direttamente sulla moto, mantenendo lo schermo diviso in due per avere contemporaneamente le informazioni utili alla guida e il percorso.

Durante la giornata il sistema si è bloccato un paio di volte, ma senza creare particolari problemi. In alcuni punti conoscevo già la zona e, negli altri casi, è stato sufficiente fermarsi un attimo e aspettare che riprendesse a funzionare.

Alla fine anche questo aspetto si è risolto senza conseguenze, così come il piccolo errore di percorso che, paradossalmente, ci ha regalato qualche chilometro in più.

Oltre 200 km in elettrico si possono fare

Questo giro mi ha lasciato soprattutto una conferma: 207 km di enduro in una giornata con una Stark Varg EX sono assolutamente possibili, ma non si possono affrontare improvvisando.

La ricarica, per un giro di questa lunghezza, deve naturalmente essere parte integrante della pianificazione. In questo caso avevo previsto una prima sosta nella zona di Frassinoro, poi una ricarica dalla Kia EV6 tramite V2L durante il pranzo e infine un’ultima sosta a Baiso sulla via del ritorno. In questo modo ho potuto affrontare i 207 km mantenendo sempre un buon margine di sicurezza, senza dover arrivare vicino al limite dell’autonomia.

Alla fine siamo tornati a casa stanchi, con una bella quantità di chilometri sulle spalle e soprattutto con un nuovo record personale. E la cosa più interessante è che, nonostante i 207 km, la sensazione non è stata quella di aver semplicemente fatto un giro infinito: è stata una lunga traversata dell’Appennino, quasi tutta in fuoristrada, arrivando a sfiorare la Toscana e tornando a casa in giornata con una moto completamente elettrica.

Un risultato che qualche anno fa, almeno per quanto mi riguarda, sarebbe sembrato decisamente meno scontato.

Per chi vuole confrontare questo giro con altre uscite molto lunghe nella stessa zona, sul sito ho raccontato anche il giro in enduro elettrico di 188 km a Piandelagotti, una endurata elettrica di 170 km a Montefiorino e il più recente giro da 114 km tra Reggio, Canossa e Casina.

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